
Il reddito di libertà è la misura che sostiene le donne vittime di violenze oppure in difficoltà finanziaria con un sussidio mensile che ha come obiettivo quello di ridare loro indipendenza economica, emancipazione ed autonomia nell’affrontare le sfide della vita quotidiana. Questo aiuto economico viene riconosciuto dall’INPS, ma ad erogarlo sono i Comuni per conto delle Regioni d’appartenenza delle richiedenti residenti sul territorio. L’agevolazione era nata ai tempi del COVID per affrontare la relativa emergenza grazie al Decreto Rilancio, ma ormai è diventata strutturale e viene rinnovata ogni anno con lo stanziamento di nuovi fondi per finanziarla.
Infatti, il contributo è finanziato dal “Fondo per il reddito di libertà per le donne vittime di violenza” e per il 2025 sono stati messi a disposizione 11 milioni di euro. Vediamo insieme nel dettaglio come funziona il reddito di libertà, chi ne ha diritto e come richiederlo.
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Tabella dei Contenuti
Chi ha diritto al reddito di libertà?
Il reddito di libertà si rivolge a donne tra i 18 ed i 67 anni di età che sono state vittime di violenza ed in difficoltà economica con l’obiettivo di coprire le spese per la loro autonomia abitativa, l’acquisizione di autonomia e ed il sostegno al percorso scolastico e formativo per figli e figlie minorenni. Per poter accedere alla misura è necessario essere:
- residenti sul territorio nazionale;
- cittadine italiane o della comunità europea, se extracomunitarie serve possedere un permesso di soggiorno regolare;
- in condizioni di povertà, vulnerabilità, urgenza e bisogno dichiarate dai servizi sociali del territorio di riferimento.
Inoltre, le donne che richiedono il reddito di libertà devono essere già inserite all’interno del percorso di fuoriuscita dalla violenza nei centri antiviolenza riconosciuti dalle Regioni e dai servizi sociali.
Come funziona il reddito di libertà
Il reddito di libertà 2025 consiste in un contributo mensile pari a 500 euro per massimo dodici mesi, riconosciuto alle donne vittime di violenza e in difficoltà economiche per renderle emancipate, autonome e indipendenti dal punto di vista finanziario e sociale.
La misura è compatibile e può essere cumulata con altri contributi a sostegno del reddito ed erogati dallo Stato o dagli Enti locali, come ad esempio l’Assegno di Inclusione, la Naspi o la Cassa Integrazione Guadagni.
Per quanto riguarda l’aspetto della cumulabilità dei contributi erogati dalle istituzioni nazionale e locali bisogna anche considerare che le Regioni possono emanare regole differenti in merito alla compatibilità con il reddito di libertà.
In tal senso, è utile consultare la guida interattiva pubblicata dall’INPS in cui vengono spiegate nel dettaglio tutte le misure in favore delle donne vittime di violenza che denunciano il reato che hanno subito.
Come richiedere il reddito di libertà?
La richiesta del reddito di libertà può essere consegnata dal 12 maggio al 31 dicembre 2025 presso il Municipio del centro antiviolenza e del servizio sociale in cui la donna vittima di violenza è stata presa in carico. Per farlo è necessario compilare e firmare l’apposito modulo di domanda che può essere presentato dalla donna interessata al contributo, dal suo rappresentante legale o da un’altra persona da lei delegata.
Al modulo di domanda, le richiedenti devono allegare la dichiarazione del centro antiviolenza che attesta l’avvio del percorso di emancipazione ed autonomia delle donne vittime di violenza, e la certificazione di povertà prodotta dal servizio sociale a cui ci si è rivolte.
A questo punto, saranno i Comuni o le Province autonome ad inviare la domanda per il reddito di libertà all’INPS utilizzando un’apposita piattaforma per la compilazione della graduatoria delle aventi diritto. L’Ente Previdenziale prenderà in carico la richiesta che porterà all’invio della ricevuta di prestazione alla donna richiedente. Il contributo sarà erogato in un’unica soluzione pari a 6mila euro, seguendo l’ordine cronologico di presentazione delle domande e fino ad esaurimento fondi.
Inoltre, ci sono alcuni Comuni che prevedono l’invio di tutta la documentazione online, quindi è bene informarsi agli sportelli degli Enti Locali di riferimento per avere la certezza delle modalità di inoltro delle richieste per il proprio territorio. Qualora la domanda per il reddito di libertà non venga accettata nel 2025 se ne può fare una per l’anno successivo con il contributo che partirà dal primo gennaio 2026.
Le altre misure a sostegno delle donne vittime di violenza
Le misure a sostegno delle donne vittime di violenza, abusi e stalking hanno come scopo quelle di far uscire queste persone da una condizione di soggezione verso il proprio carnefice e non rimanere in silenzio, denunziando al numero verde 1522. Le donne inserite nel percorso di protezione di servizi sociali del comune di appartenenza, dei centri antiviolenza o delle Case Rifugio possono accedere a:
- congedo dal lavoro per novanta giorni con un indennità giornaliera che riconosce il 100 per cento della retribuzione normalmente percepita, misura valida per le dipendenti del settore pubblico e privato, le apprendiste, le operaie, le impiegate, le dirigenti, coloro che lavorano nel settore agricolo con contratto a termine o stabile, le addette ai servizi domestici e familiari, le lavoratrici autonome e quelle iscritte alla Gestione Separata INPS;
- l’Assegno Unico Universale per i figli a carico fino a 21 anni di età tramite l’ISEE che esclude il reddito dell’altro genitore quando quest’ultimo non ha la potestà genitoriale o è stato allontanato con apposito provvedimento dalla residenza familiare;
- l’ospitalità nelle strutture sociali dell’INPS per le donne vittime di violenza e per i loro figli, anche quando sono orfani;
- l’Assegno di Inclusione sociale e professionale delle donne vittime di violenza che aderiscono a percorsi di protezione.
Inoltre, in caso di femminicidio, l’INPS non richiede ai figli i crediti o i debiti che vantava nei confronti del genitore uxoricida. In sostanza, l’Ente previdenziale non tocca e possono essere destinate ai figli che non hanno responsabilità nel tragico evento le prestazioni pensionistiche come quelle di invalidità, inabilità, malattie e le assistenziali per gli invalidi civili.
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